“Sì che sei tu, ne sono sicura. Io non dimentico mai una faccia...”

Scritto da
Claudia Marzano
Liceo Leopardi-Majorana

Mi sputa in faccia il fruttivendolo e mi stringe forte il polso. Da sotto la mia maglietta cadono le poche patate che ho rubato. Lo guardo in viso: è grasso, puzza e ha delle sopracciglia nere e folte sotto cui spuntano due occhietti neri da maiale che guizzano febbrili. “Maledetto ladruncolo figlio d’ un cane! Me la paghi per le banane dalla settimana scorsa !”.
Ora ricordo! Ho rubato un casco di banane qualche tempo fa alla stessa bancarella! Le sue dita grasse e unte mi stringono più forte. Cerco di divincolarmi ma è inutile: non mangio da due giorni, sono secco e senza muscoli.
La gente si raduna attorno a noi. “Sono finito!”, penso.
Ad un tratto quello si piega in due, con un urlo di dolore, premendosi le mani tra le gambe. Sbatto il sedere a terra e vedo Pedro, alle spalle del ciccione, che sorride maligno.
“Corri Josè!”.  Ci lanciamo nel cerchio di folla che si scansa, tra esclamazioni e imprecazioni. Qualcuno cerca di afferrarci, ma siamo veloci e sgusciamo tra le mani di tutti.
Ci lasciamo alle spalle il capannello di gente. Corriamo per le strade luride dei sobborghi di Rio. I nostri piedi nudi saltano zigzagando tra cocci di vetro e spazzatura di ogni genere. Siamo esausti quando arriviamo alla vecchia  fabbrica.
E’ quasi il tramonto e la nostra “casa” appare più lugubre e diroccata, ma ci abbiamo fatto l’ abitudine, non c’è niente di meglio in giro e siamo fortunati ad avere un tetto sulla testa. Quando entriamo i cardini arrugginiti della porta miagolano striduli, annunciando il nostro arrivo.
L’ interno è spoglio, ci sono solo barili vuoti e i nostri pochi stracci. Un fuoco è acceso in centro alla baracca e tutt’ intorno ci aspettano i nostri amici.
Juanito ci corre incontro traballando sulle gambette instabili: “Fratelloni!”, urla.
Lo prendo in braccio e gli asciugo il naso con la maglietta ormai lurida.
Intorno al fuoco ci sono Rita, Maria e João che ci sorridono: “Cosa ci avete portato?”, chiede Maria.
Quattro paia di occhi si rivolgono verso di noi, desiderosi, in attesa. Abbasso gli occhi, vergognoso. Non mangiamo da due giorni e io ho fallito, rischiando anche di farmi catturare.
Pedro invece sorride e tira fuori da sotto la maglietta delle patate e un po’ di pane. Riconoscente, distribuisco il cibo ai miei compagni. Per fortuna ha approfittato della confusione per rubare quei pochi alimenti.
Facciamo il resoconto della giornata: Rita, otto anni, ha una faccetta magra e pallida, con i capelli neri e gli occhi grandi. E’ la più veloce del gruppo e insieme a Juanito, che fa da esca, scippa i turisti sfortunati. Dalla piccola sacca di tela tira fuori un Rolex, degli occhiali da sole e una macchina fotografica. “Bene! Bravi !”, ci complimentiamo tutti.
“Riusciremo a guadagnarci qualcosa, questa volta!”, dico io.
E’ il turno di Maria , dieci anni, è alta e ha i capelli corti e gli occhi castani, è brava a forzare le serrature e questa volta ci ha portato delle stoviglie e utensili utili.
João invece chiede l’ elemosina, ha sette anni e, ogni mattina, fasciandosi la gamba e usando una stampella vecchia e smunta, si  apposta ai margini delle strade. Oggi la scodella è mezza piena, buon segno.
Io e Pedro siamo i più grandi e rubiamo il cibo dalle bancarelle del mercato. Siamo i capobanda. Ci prendiamo cura di tutti.
“Oggi ho cercato la banda di Carlos”,  dice Maria “ma non ho trovato nessuno, neanche le loro brande e le loro cose, al ritrovo. Ho sentito dire che la polizia sta cominciando a ripulire le strade dalle bande di ragazzini; arrivano di notte, con i cani, catturano tutti e di loro non si sa più niente. Forse sono stati presi, ho paura che possa accadere  anche a noi, siamo piuttosto conosciuti qui in giro”.
Il silenzio scende sulla baracca, fuori si sentono i guaiti e gli ululati dei randagi che vagano nelle strade ormai buie.
Pedro, a braccia conserte, è assorto mentre noi lo guardiamo speranzosi: “Da oggi faremo i turni di guardia”, sentenziò. Maria, Rita, Juanito e João ci guardano con aria interrogativa. Mi affretto a spiegare: “Ognuno di noi starà sveglio per un po’ e ci daremo il cambio. In caso di pericolo, sveglia gli altri e dà l’allarme”.
Organizzati, ci addormentiamo quasi subito con il cuore in pace.“Josè, Josè!”. Mi sveglio di soprassalto, frastornato.
“Josè!”, è Rita che mi scuote violentemente.
“Sono qui, Sono arrivati!”.
Si sentono delle voci fuori, urlano e battono alla porta, i cani abbaiano e le catene tintinnano: la polizia! Scatto in piedi, Pedro è alla porta principale e la blocca con dei barili, Maria tiene in braccio Juanito, che piange. “Dobbiamo scappare!”.
Ci lanciamo verso la porta secondaria e usciamo nella notte.
Appena fuori, la porta principale cede di schianto e la polizia fa irruzione.
I mastini, legati alle catene, hanno le fauci spalancate, gocciolanti e abbaiano furiosi.
Comincia la fuga. Corriamo a rotta di collo nei vicoli bui con gli sbirri alle calcagna. Sentiamo il fiato dei loro cani sul collo e siamo terrorizzati.
Maria rimane un po’ indietro, con Juanito in braccio.
“Corri Maria!”.
Eccola! Di nuovo dietro di noi! Ci infiliamo in uno dei tanti vicoli bui, i nostri piedi sembrano volare sulle pozzanghere di acqua fetida, la spazzatura è  ovunque. Ansimando, ci nascondiamo in un cassonetto, riuscendo a stento a respirare per il tanto fetore.
La polizia si avvicina ma i cani guaiscono…non sentono più il nostro odore!
I poliziotti si allontanano imprecando.
Non immaginano che noi, tra la spazzatura, stanchi, impauriti e sporchi siamo già pronti a vivere un nuovo giorno tra le strade di Rio!