Gino e la bicicletta

Scritto da
Francesca Natali
Liceo “Costa” di La Spezia

Gino e la bicicletta, compagna di ogni giorno, con la quale Gino, con meno compiti segnati sul diario e la mamma più compiacente del mondo, forma un binomio indissolubile, Gino sente sul viso l'aria gelida dell'inverno, quella sferzata di freddo sul volto imperlato di sudore e rosso per lo sforzo, quasi lo sveglia dai sogni di un ragazzo che ama il proprio sport. Quando hai 15 anni e il tuo respiro entra in sintonia con il battito di un cuore da atleta, lo sforzo diventa lieve e la mente si apre verso i tuoi sogni più dolci e allora come per incanto la strada che hai davanti si spalanca come le acque del mar Rosso per Mosè. Non ci sono più le automobili a ruggire la loro prepotenza ma solo le ali della folla che ti incita a vincere il tuo giro d'Italia personale e tu li, sempre in testa, sempre più vincente, sempre più famoso. Magari, pensa Gino, il mio unico problema sarà il nome, come faccio con un nome così anonimo e vecchio a diventare un mito? Ma no, ma dai, forse va bene anche così, non era forse il nome del grande Bartali? D'accordo non siamo più negli anni 50 quando i Gino famosi erano tanti però, con un soprannome azzeccato, le prime pagine dei quotidiani mi sapranno degnamente celebrare pensava in sella alla sua bicicletta. E pedalata dopo pedalata la salita della vita si fa pianura e Gino e la sua bicicletta corrono tra le ali di una folla che ora ha il suo mito, il suo Campione. Forse Gino non ha messo in preventivo tutti quegli "angeli custodi" che gli dicono cosa deve mangiare, cosa deve dire, a volte anche come pensare. Ma i sogni di un ragazzo che saluta la mamma con un bacio prima di inforcare la sua bicicletta, restano sempre intatti anche davanti alle televisioni di mezzo mondo. Gino non ha più solo la sua bicicletta, ha una squadra con i suoi "angeli custodi", ora li chiamano con termini stranieri, termini che a lui, ragazzo semplice, suonano curiosi, come insolite sono quelle pastiglie che deve prendere anche nel cuore della notte, che per lui è così dolce perché ci si gode il sonno pesante di un giovane atleta e i sogni di quel bravo ragazzo che sei. Ma come fanno male tutti quegli aghi, magari non al tuo fisico roccioso, ma al tuo spirito fragile, come fragile è la volontà. Gino e la sua bicicletta, una bicicletta che corre sempre più veloce, quasi come la fama e il conto in banca dove quel sognatore di un tempo depositava i primi risparmi e che ora gli consente di essere il re del mondo, quel mondo che ti fa sentire forte e unico anche con un nome così banale. Ma il cuore però non è più in sintonia col tuo respiro e la tua mente non lo è con i tuoi pensieri e la strada è in salita anche giù per le discese più ripide. Mamma, perdonami, forse ti ho delusa ma non piangere per me, non merito il tuo dolore, perché io volevo solo il mio titolo sui giornali e un soprannome che rendesse immortale la mia fama. In fondo anche io per un attimo ho fatto brillare il mio astro, come brillavano i raggi della mia bicicletta, come una stella cadente illumina il cielo di agosto.