Intervista a Simone Marcuzzi

Da quando è uscito Vorrei star fermo mentre il mondo va (Mondadori, 2010) ha riscosso sempre più apprezzamenti. Il suo autore (già apparso con alcuni racconti in diverse antologie collettive, tra cui ricordo «Allegri e disperati. Diventare adulti in Italia oggi» (Barbera, 2008) e prima ancora era uscita per Zandegù la raccolta di racconti Cosa faccio quando vengo scaricato).

I protagonisti del romanzo sono tre ragazzi all’ultimo anno delle superiori, che vivono gioie e paure in un territorio riconoscibile, ovvero quello della provincia del Nordest. Quello che è riuscito a fare Simone però è non aver costruito un’opera giovanilistica che strizzasse l’occhio ai luoghi comuni di quell’universo, la sessualità, la droga, la ricerca dell’estremo, quanto guidare il lettore attraverso la formazione dei personaggi, credibile, sincera, a volte crudele.

Il romanzo è giocato sull’alternanza tra passato presente, tra l’infanzia di Rodolfo negli anni novanta e il suo presente. L’infanzia fatta di vacanze a Bibione, di estati interminabili dai nonni, di giochi con gli amici. L’infanzia sembra essere il periodo che più di ogni altro segna la vita di un individuo, perché in qualche modo traccia una direzione. Continua a leggere