Il Nobel per la letteratura alla canadese Alice Munro

Alice_MunroTredicesima donna e prima canadese a vincere il Nobel per la Letteratura, Alice Munro raggiunge anche un altro primato con la vittoria del premio dell’Accademia Reale svedese: quello di veder riconosciuta per la prima volta la forma del racconto di cui lei è assoluta maestra, ridando dignità a un genere spesso accompagnato da quel pregiudizio che ha seguito un po’ anche la sua carriera. «Sono grata e felice – ha commentato a caldo – e particolarmente contenta perché questo premio attirerà l’attenzione sugli scrittori del Canada».
E pensare che alla soglia degli 82 anni la scrittrice, raggiunta dall’Accademia svedese con un messaggio alla segreteria telefonica, ha deciso, nel luglio scorso, di dire addio alla scrittura. E non è stata la prima volta che ha pensato di allontanarsi dallo scrivere, senza rinnegare però la sua ostinata scelta, negli anni, del narrare breve, in modo essenziale, affilato, scegliendo con accuratezza le parole per far stare in uno spazio ridotto un mondo. Quel mondo che torna, nella maggior parte delle sue storie, alla sua cittadina di origine, Wingham, nell’Ontario, dove la scrittrice è nata il 10 luglio del 1931 da una famiglia di agricoltori.
Continua a leggere

Il Nobel per la chimica al team che ha messo nel mirino i tumori

nobel_per_la_chimicaAssegnato a Martin Karplus, Michael Levitt e Arieh Warshel il premio Nobel per la Chimica 2013. La motivazione è la seguente: per i loro studi sullo sviluppo di modelli multiscala per i sistemi chimici complessi. Una vera e propria rivoluzione che ha investito molti campi del sapere. Il loro apporto ha consentito infatti di decodificare dettagli prima sconosciuti delle reazioni chimiche. Come?
Attraverso lo sviluppo di complessi modelli informatici capaci di simulare ciò che avviene nella realtà.
Prima dell’avvento della tecnologia, studiare i fini meccanismi di una reazione chimica era un processo lungo e laborioso. L’elaborazione di modelli capaci di prevederne l’andamento era estremamente difficile. Tutto era affidato alla costruzione di modelli in tre dimensioni. Vere e proprie strutture di plastica che ancora oggi vengono usate a fini didattici nelle lezioni universitarie di chimica. E’ facile intuire che questi modelli potevano andare bene per molecole molto piccole. Cosa fare invece per quelle molto più complesse?
Continua a leggere

Nobel per la fisica a Higgs e Englert. Hanno scoperto la “particella di Dio”

higgs-englert

Alla fine hanno vinto i fisici teorici, solo loro: Peter Higgs e François Englert hanno conquistato il Nobel a mezzo secolo da quando, nel 1964, previdero la “particella di Dio”, quella che con il suo campo conferisce una massa a tutte le altre particelle e quindi fa esistere l’universo così come lo conosciamo.
Al Cern, ai fisici dei due esperimenti che nel 2012 hanno effettivamente trovato la particella tanto attesa – Atlas e CMS – soltanto una gloria riflessa, una visibilità indiretta. Diversamente andarono le cose con le particelle W e Z, che nel 1979 diedero il Nobel a Salam, Glashow e Weinberg per la teoria, e poi nel 1984 a Rubbia e Van der Meer per la scoperta sperimentale. Il meccanismo del premio Nobel ha le sue strettoie: può premiare al massimo tre persone. Non c‘era posto per due fisici sperimentali, uno per ciascun esperimento del Cern. Ci sarebbe stato per Robert Brout ,il terzo fisico teorico che previde la particella indipendentemente da Higgs (84 anni) e Englert (83 anni), ma lui non c’è più, stanco di aspettare, se n’è andato il 3 maggio del 2011, a 83 anni. Il Nobel si vince anche con la longevità, Brout partiva svantaggiato dall’anagrafe.
Continua a leggere

Mo Yan, Nobel alla Cina profonda

È Successo nello Shandong. Non poteva che succedere nello Shandong. Il Premio Nobel per la letteratura è andato a scovare Mo Yan, uno dei pochissimi scrittori cinesi ad aver conquistato una rilevanza internazionale, nel suo nido. Nel villaggio dov’è nato 57 anni fa, Gaomi. Perché tutto è cominciato lì, il suo universo e l’universo della sua scrittura si sono impastati con le sementi dei campi, hanno succhiato le storie della regione dove nacque Confucio, che patì l’umiliazione coloniale (tedesca, nella fattispecie) e che, come il resto della Cina, si è insanguinata della guerra antigiapponese, della guerra civile, degli obbrobri del Grande balzo in avanti e della Rivoluzione culturale. Gli accademici di Stoccolma hanno voluto premiare la lussureggiante prosa di Mo Yan, capace, «attraverso una mescolanza di fantasia e realtà, prospettive storiche e sociali», di dare vita a «un mondo che, nella sua complessità, rimanda a quella delle opere di William Faulkner e Gabriel García Márquez, ma allo stesso tempo scaturisce dall’antica letteratura cinese e dalla tradizione orale».
È felice Mo Yan, vero nome Guan Moye, che nel 2009 aveva confidato al «Corriere» che, sì, «mi piacerebbe ottenere il Nobel anche se non mi cambierebbe la vita». Nella fresca notte di Gaomi fa sapere che «la Cina ha parecchi autori eccezionali, e anche il loro lavoro dovrebbe essere riconosciuto dal mondo. I miei scritti sono letteratura cinese che è parte della letteratura mondiale. Mostrano la vita dei cinesi, la loro cultura unica». La Cina esulta. Quella che veniva indicata, e talvolta irrisa, come «ansia da Nobel» è placata. Il «Quotidiano del Popolo» ha subito rimarcato che si tratta del «primo cinese a vincere il Nobel per la letteratura» e che «gli scrittori cinesi hanno aspettato troppo a lungo, il popolo cinese ha aspettato troppo a lungo». Non è vero. In realtà, lo scrittore cinese Gao Xingjian aveva ottenuto il riconoscimento nel 2000, ma vive a Parigi, è cittadino francese e resta virtualmente sconosciuto nella Repubblica Popolare: dalla leadership l’onore svedese fu subito come uno schiaffo umiliante. Continua a leggere