Non dire falsa testimonianza: che spazio ha la verità nella scienza moderna?

Oggi alcune classi quarte e quinte del nostro liceo sono andate a sentire una conferenza tenuta da Edoardo Boncinelli, genetista italiano di fama internazionale, presso l’auditorium del Don Bosco.

L’interlocutore che lo presentava e che gli rivolgeva le domande lo ha definito subito come una persona che “ha sempre avuto molto chiaro cosa è scienza e cosa non è scienza”. Il tema conduttore dell’incontro era la falsa testimonianza, la bugia, nella scienza moderna cos’è cioè per lo scienziato la verità nella ricerca scientifica.

Boncinelli ha iniziato subito con una distinzione, che secondo me è fondamentale quando si parla di “bugie” in campo scientifico. Infatti la falsa testimonianza può essere dovuta ad un errore (di varia natura: dovuto al calcolo, alla misurazione, ecc) o alla menzogna, che invece è volontaria ed inserita forse per dar credito ad un dato che avvalora tutte le ipotesi sostenute dal ricercatore in quel momento. Ovviamente nella scienza non ci dovrebbe essere la menzogna, e per quanto riguarda gli errori, grazie alla globalizzazione delle divulgazioni scientifiche (che crea uno stato di controllo efficiente che i ricercatori fanno su altri ricercatori mettendo alla prova in laboratori e luoghi diversi gli stessi esperimenti), dovrebbero essere sempre più limitati, e comunque sarà necessario sempre meno tempo per scoprirli.

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