Mo Yan, Nobel alla Cina profonda

È Successo nello Shandong. Non poteva che succedere nello Shandong. Il Premio Nobel per la letteratura è andato a scovare Mo Yan, uno dei pochissimi scrittori cinesi ad aver conquistato una rilevanza internazionale, nel suo nido. Nel villaggio dov’è nato 57 anni fa, Gaomi. Perché tutto è cominciato lì, il suo universo e l’universo della sua scrittura si sono impastati con le sementi dei campi, hanno succhiato le storie della regione dove nacque Confucio, che patì l’umiliazione coloniale (tedesca, nella fattispecie) e che, come il resto della Cina, si è insanguinata della guerra antigiapponese, della guerra civile, degli obbrobri del Grande balzo in avanti e della Rivoluzione culturale. Gli accademici di Stoccolma hanno voluto premiare la lussureggiante prosa di Mo Yan, capace, «attraverso una mescolanza di fantasia e realtà, prospettive storiche e sociali», di dare vita a «un mondo che, nella sua complessità, rimanda a quella delle opere di William Faulkner e Gabriel García Márquez, ma allo stesso tempo scaturisce dall’antica letteratura cinese e dalla tradizione orale».
È felice Mo Yan, vero nome Guan Moye, che nel 2009 aveva confidato al «Corriere» che, sì, «mi piacerebbe ottenere il Nobel anche se non mi cambierebbe la vita». Nella fresca notte di Gaomi fa sapere che «la Cina ha parecchi autori eccezionali, e anche il loro lavoro dovrebbe essere riconosciuto dal mondo. I miei scritti sono letteratura cinese che è parte della letteratura mondiale. Mostrano la vita dei cinesi, la loro cultura unica». La Cina esulta. Quella che veniva indicata, e talvolta irrisa, come «ansia da Nobel» è placata. Il «Quotidiano del Popolo» ha subito rimarcato che si tratta del «primo cinese a vincere il Nobel per la letteratura» e che «gli scrittori cinesi hanno aspettato troppo a lungo, il popolo cinese ha aspettato troppo a lungo». Non è vero. In realtà, lo scrittore cinese Gao Xingjian aveva ottenuto il riconoscimento nel 2000, ma vive a Parigi, è cittadino francese e resta virtualmente sconosciuto nella Repubblica Popolare: dalla leadership l’onore svedese fu subito come uno schiaffo umiliante. Continua a leggere