Tito Zaniboni e il complotto friulano per uccidere Mussolini

Verrà presentato venerdì 16 marzo alle ore 18.00, presso la sala conferenze “Teresina Degan” della Biblioteca Civica, piazza XX Settembre, l’ultimo libro di Dino Barattin Tito Zaniboni e il complotto friulano per uccidere Mussolini, edito dalla casa editrice Libraria di S. Daniele del Friuli. Interverranno Gianluigi Bettoli e l’Autore.

Il libro tratta la storia del primo dei falliti attentati a Benito Mussolini, Presidente del Consiglio e duce del fascismo, perpetuato da Tito Zaniboni, ex deputato socialista, il 4 novembre del 1925.

Gli ingredienti di una vicenda intricata ci sono tutti: un focoso idealista, Zaniboni, un generale ritenuto uno dei responsabili di Caporetto, Luigi Capello, un determinato gruppo di antifascisti friulani, un gerarca locale, Pier Arrigo Barnaba, una contessa doppiogiochista amante contemporaneamente di Mussolini e Zaniboni, una serie di figure femminili, prima fra tutte Lucia Pauluzzi, gestrice dell’osteria di Urbignacco dove si svolgevano gli incontri cospirativi. Ed infine non può mancare il traditore: un certo Carlo Quaglia, amico e segretario di Zaniboni, che mise la polizia politica sulle tracce del complotto.

Sullo sfondo vi è una situazione politica e sociale molto particolare, quella del primo dopoguerra, con un’Italia sconvolta da lotte politiche e sociali molto aspre, nella quale la dittatura fascista si impose con la violenza squadrista.

 

Il postmoderno letterario è tutta colpa dell’herpes zoster

Mercoledì 14 marzo 2012 alle ore 18.00, presso la Sala “Teresina Degan” della Biblioteca Civica di Pordenone, c’è stato il quinto appuntamento con le Conversazioni sul Postmoderno. Letture critiche del nostro tempo organizzato in collaborazione tra Biblioteca Civica, Liceo Leopardi-Majorana e Società Filosofica Italiana Sezione Friuli Venezia Giulia. Nello specifico si è parlato di Temi, forme e problemi del postmoderno letterario con Roberto Cescon

Il postmoderno non è un fenomeno prettamente letterario, perché la sua origine va cercata in architettura e, soprattutto, nella rivoluzione antropologica che ha segnato la società postindustriale.

Tali mutamenti tuttavia hanno avuto importanti ripercussioni in campo letterario. Centrale è senza dubbio la questione del romanzo, che perde la sua identità di prosa del mondo ed epopea borghese, poiché non sembra più possibile rappresentare la realtà complessa, i cui frammenti non riescono ad essere riordinati nemmeno dalla scienza e dalla filosofia. Ecco allora che il mondo diviene un labirinto senza centro e senza uscita. L’uomo cerca un senso dietro la superficie delle cose, ma una pellicola di mistero lo allontana ineluttabilmente dalle risposte e anzi amplifica l’idea che il mondo sia retto da un complotto che avvolge la verità. E siccome la scrittura è concepita come la trascrizione dell’universo, diventa universo essa stessa, perdendo la sua oggettività, così che la realtà diventa testo e svanisce nel labirinto. Il postmoderno non è però una tendenza circoscrivibile cronologicamente, ma una categoria spirituale, dal momento che i suoi caratteri formali – l’intertestualità, la parodia, la metanarrazione – si possono riscontrare anche in opere di altre epoche storiche. A dire il vero, in ogni epoca possono esserci momenti di crisi, come quelli che hanno caratterizzato la modernità, nei quali si mette in discussione il passato, perché ci si accorge che il passato ci condiziona, ci sta addosso, ci ricatta. Dopo che l’avanguardia tenta di sfigurarlo concentrandosi su innovazione e rottura, arriva il momento in cui si riconosce che il passato deve essere rivisitato con ironia, in modo non innocente, col risultato che esso viene esplorato con criteri “estetici”, cioè mediante citazioni e collage, i quali rendono tutto sincronico e schiacciato in un perpetuo presente, come un museo di immagini da combinare in modo arbitrario e da “consumare” con nostalgia. La prima conseguenza di questa concezione liquida del passato è che il romanzo postmoderno tende a manipolare generi e forme tradizionali, facendone però un uso necrofilo, ossia il recupero si accompagna in qualche modo alla loro estinzione, poiché diventano gusci vuoti da assemblare con ironia. Gli stessi confini tra i generi tendono a sfumare, di modo che la non fiction, il giornalismo e la graphic novel trovano diritto di cittadinanza nelle opere narrative, rendendo il canone più permeabile, in quello che sembra essere ormai un processo irreversibile di lunga durata.

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Incontri in Biblioteca Civica: La narrativa di Mario Vargas Llosa

Inizia martedì 18 ottobre alle ore 18.00 presso la sala conferenze “Teresina Degan”della Biblioteca Civica di piazza XX Settembre una serie di tre incontri a cura di Mara Donat sulla narrativa dello scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, vista sotto l’aspetto politico-sociale.

Questi gli incontri previsti: martedì 18 ottobre verrà esaminato il romanzo “La città e i cani”, successivamente martedì 25 ottobre sarà la volta de “La casa verde” e martedì 8 novembre della “Conversazione nella Catedral”.

Verranno presentate queste tre opere fondamentali dell’affermazione di Vargas Llosa romanziere, come invito alla lettura e all’approfondimento di un’opera che denuncia la violenza dei sistemi di potere con estrema coerenza e grande capacità espressiva.

Un invito quindi a riflettere anche sulle realtà attuali a noi più vicine.

La relatrice Mara Donat si è specializzata in letteratura latinoamericana all’Universidad Nacional Autonoma de México, dove ha conseguito Master e Dottorato. Collabora a riviste specializzate italiane ed estere anche come traduttrice. 

 

Mario Vargas Llosa, nato nel 1936 ad Arequipa, in Perù, ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 2010. Il suo primo romanzo, La città e i cani (1963), è considerato uno dei capolavori della letteratura sudamericana. Tra i suoi romanzi più famosi: Conversazione nella “Catedral” (1969), Pantaleón e le visitatrici (1973), La zia Julia e lo scribacchino (1977), La casa verde (1991) e il recente Il sogno del celta (2010). Autore di saggi, articoli giornalistici, opere teatrali e sceneggiature cinematografiche, Vargas Llosa ha partecipato attivamente alla vita politica del suo Paese, candidandosi alle elezioni presidenziali del 1990.