Proviamo a sentire l’Italia

Pubblico questo brano da Viva l’Italia! di Aldo Cazzullo.

Fu davvero l’Italia a fare il Risorgimento, non il Risorgimento a fare l’Italia. E questo non solo perché il Risorgimento è storia di popolo. Ma anche perché l’Italia esisteva già. E da tempo.

L’idea di Italia ha molto più di 150 anni, è molto più antica. È innanzitutto un’idea letteraria. Lamenta Dante:

Ahi, serva Italia, di dolore ostello

Nave sanza nocchiere in gran tempesta

Non donna di province ma bordello!

E Petrarca:

Italia mia, benché ‘i parlar sia indarno

a le piaghe mortali

che nel bel corpo tuo sì spesse veggio

piacemi almen che miei sospir’ sian quali

spera ‘1 Tevero et l’Arno

e ‘i Po, dove doglioso et grave or seggio.

 

Alla vigilia della guerra di Chioggia, che rischiò di mettere fine alla Serenissima, Petrarca scrisse lettere bellissime ai Dogi delle due Repubbliche, di cui purtroppo non fu tenuto alcun conto. Secondo Petrarca, Genova e Venezia erano i due occhi d’Italia; l’Italia aveva bisogno di entrambe, e loro non potevano stare l’una senza l’altra. […]

Non è difficile, per noi, sentire l’Italia. Indovinarla dall’alto dell’aereo, magari al ritorno da un viaggio all’estero, e arrivando da nord scorgere la sagoma del Garda che si allunga sotto le Alpi, l’ansa dell’Adige dov’è raccolta Verona, lo specchio d’acqua che circonda da tre lati Mantova, lasciarsi a destra Firenze chiusa dalle colline e a sinistra la linea dell’Adriatico, per scendere sui cerchi vulcanici dei laghi di Bracciano e di Nemi sino al Tirreno e a Roma. Oppure, arrivando da sud, intravedere il profilo di Filicudi che pare una donna incinta, le altre Eolie, l’Etna con la neve, la Sicilia e la Calabria che finiscono a strapiombo sullo Stretto sin quasi a sfiorarsi, poi leggere la Campania come una carta geografica, Capri e Ischia, Sorrento e il Vesuvio, quindi quel tratto di costa tra Napoli e Roma, dal monte di Procida a Sperlonga, che gli antichi Romani consideravano il più bello del mondo e infatti vi costruirono le loro ville, a Cuma e a Baia; oggi potrebbe essere la nostra Costa Azzurra; è il litorale della camorra.

Non è difficile sentire l’Italia nella bellezza creata dai suoi artisti, nati e morti quando l’unità della nazione non era ancora che un sogno.

C’è un’Italia sciovinista, meschina e rancorosa che se la prende con Napoleone razziatore di opere d’arte. Ma cos’è più esaltante che entrare nello scrigno dell’orgoglio francese, il Louvre, salire al piano nobile del museo più famoso al mondo, percorrere la Grande Galerie e camminare per quasi un chilometro tra centinaia di quadri di commovente bellezza, e pensare che non ce n’è uno, uno solo, che non sia stato dipinto da un italiano? Quasi ignorare la Gioconda (che non è un furto ma fu portata in Francia da Leonardo stesso) e soffermarsi invece, nella stessa sala, sul meraviglioso Cristo di Lorenzo Lotto che difende l’adultera, e sulle Nozze di Cana in cui Veronese ritrae se stesso e i suoi rivali Tintoretto e Tiziano; quindi tornare all’inizio della Galleria, ricominciare da Cimabue e da Giotto, e poi a destra la straordinaria Battaglia di San Romano di Paolo Uccello con i palafrenieri all’assalto, a sinistra il Gesù statuario di Mantegna e quello piangente di suo cognato Giovanni Bellini, le lacrime di sangue del Cristo di Antonello da Messina con una corda al collo come un animale, […] la donna annegata nel Tevere che Caravaggio trasformò nella Madonna morente…

Certo noi non possiamo ammirare La Gioconda o la Battaglia di San Romano ogni giorno, anche se gioverebbe al nostro amor patrio e alla consapevolezza di noi stessi. Ma possiamo sentire e amare l’Italia non solo nella bellezza delle nostre città e delle campagne, ma nella vita quotidiana, nel lavoro, nell’accumularsi della memoria, nelle storie di famiglia, nei racconti di guerra, nelle vicende private e in quelle che ci riguardano tutti. […]

 

Un pensiero su “Proviamo a sentire l’Italia

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