Platone era rimasto deluso dalla democrazia ateniese, colpevole di aver condannato a morte il suo cittadino più giusto, Socrate. Proprio per questo, l’ispirazione fondamentale della filosofia platonica è di natura politica e mira a realizzare il miglior governo, lo Stato ideale, in cui l’uomo giusto possa essere considerato per ciò che merita. La “Repubblica” di Platone contiene, connesso con questo, un altro tema rilevante: quello che riguarda la formazione, l’educazione, del filosofo, su cui ritorneremo più avanti. E tuttavia Socrate, per un tragico paradosso, è l’uomo giusto che è stato vittima della legge. Questa vicenda fa sorgere la domanda: non sarebbe stato meglio, allora, che Socrate – condannato sulla base di false accuse – si sottraesse alla pena capitale nel rispetto della vera giustizia? A questo punto Platone sembra quasi disposto a giustificare il fatto che non si obbedisca ad uno Stato che, come la democrazia ateniese, manda a morte il suo cittadino migliore. E ciò perché il buon cittadino non è colui che si sottomette supinamente alla legge positiva ma chi osserva innanzitutto la legge giusta, quella dettata dalla visione del Bene.
Platone, dunque, considera intollerabile che la legge positiva si mostri tanto distante dalla vera giustizia. Di fronte a questo stesso problema, Socrate aveva insegnato che il compito degli uomini è quello di rispettare sia la legge positiva sia la legge morale. Quando accade che il cittadino debba contestare,o disapplicare, una legge emanata dallo Stato perché il suo demone gliene riveli l’ingiustizia, egli deve farlo accettando di pagare la pena che il suo atto comporta. In tal modo rispetterà la legge morale senza violare la legge positiva, la quale pur con le sue imperfezioni è necessaria perché la città non precipiti nella barbarie. Ma Platone va oltre questo insegnamento. Per lui si tratta di impedire la possibilità stessa che una legge condanni un uomo come Socrate e, quindi, occorre trovare il modo di far coincidere la legge morale con la legge positiva. Ciò è possibile se si affida il compito di governare a uomini che siano del tutto integri ed onesti: essi sono i filosofi, “custodi perfetti” , che posseggono il senso dello Stato e l’idea del bene comune. Sono loro gli “uomini giusti” che non hanno bisogno delle leggi per agire bene e, proprio per questo, sono i più idonei a creare le leggi giuste in grado di salvare la città dagli abusi e dagli appetiti dei più forti. La città ideale di Platone è quindi necessariamente aristocratica, in quanto governata da coloro che risultano essere i migliori nello svolgere tale compito. Ma è anche tecnocratica (e ideocratica) perché in essa ognuno svolge le mansioni in cui è competente. I custodi perfetti devono infatti governare la città in quanto solo essi hanno appreso a non lasciarsi trascinare dai piaceri e sanno come attuare la giustizia; gli altri cittadini dovranno svolgere le attività per cui sono stati preparati, attraverso l’apprendistato.
Si dice spesso che la repubblica platonica sia un’utopia, e anche la sua massima (“l’uomo giusto non ha bisogno di leggi”) non ha trovato molti consensi, né nella società greca del IV secolo avanti Cristo e ancor meno al giorno d’oggi. Platone è troppo pessimista: egli vede la legge come qualcosa di necessario per punire coloro – e sono la maggioranza – che non sanno comportarsi da cittadini onesti, perché non hanno l’idea della giustizia. Ma è anche troppo ottimista, perché crede che esistano uomini infallibilmente giusti, che conoscono il Bene. Oggi ci sembra più ragionevole affidare la formazione delle leggi all’intera collettività, perché è accaduto spesso che ciò che veniva considerato giusto da pochi “illuminati” sfociasse, con le migliori intenzioni, in un danno per l’intera comunità. Per questo il cittadino esemplare ci sembra Socrate che mette il suo senso di giustizia e la sua coscienza morale al servizio delle leggi della città – perché possano essere discusse e anche perfezionate – e non pretende, come il suo grande discepolo, di essere il depositario della verità e la fonte della legge. E la posizione di Socrate, infine, ci indica che nemici della democrazia possono essere sia i cittadini che non si interrogano sul Bene sia quelli che pretendono di averne una piena e compiuta visione (idea).
Fausto Bruzzio