L’ultima copia delle poesie di Darwish

DarwishIl 2012 è terminato portandosi via in silenzio le poesie in italiano di Mahmoud Darwish, il più grande e celebrato poeta palestinese, l’uomo che ha trasformato la lotta del suo popolo in versi struggenti, letti e amati in tutto il mondo. Dal primo gennaio infatti è impossibile trovare anche una sola copia nuova dei suoi libri tradotti nella nostra lingua e nessuno sa quando e come riappariranno. È la dura legge dei conti, e di un mercato editoriale sempre più in crisi. Finora era pubblicato da una piccola casa editrice, Epochè. Vendeva un migliaio di copie l’anno che per un libro di poesie non è da disprezzare. Ma la casa editrice non ce l’ha fatta: per tutto il 2012 ha tentato di resistere poi si è arresa e ha mandato al macero i libri rimasti, anche quelli di Mahmoud Darwish. Chi ne ha una copia in mano, quindi, ora ha una piccola rarità che difficilmente potrà essere replicata. In questo anno di tentativi ci sono state trattative con case editrici più grandi ma alla fine sembra che si possa trovare spazio solo per la narrativa di Darwish. Le poesie, chi vorrà ancora comprarne, dovrà farlo in francese o in arabo. La vita di Mahmoud Darwish è la vita della sua terra. Aveva poco più di sette anni quando fu costretto a lasciare il villaggio di al-Birwa insieme con la famiglia. L’esercito israeliano l’aveva distrutto. A diciannove anni pubblicò il primo libro di poesie, fra cui “Carta d’identità”, un manifesto della lotta del popolo palestinese. Non si è mai più fermato fino al 2008 quando è morto e soltanto per lui e Arafat i palestinesi hanno celebrato i funerali di Stato. Ecco alcune poesie Pensa agli altri Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, non dimenticare il cibo delle colombe. Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, non dimenticare coloro che chiedono la pace. Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, coloro che mungono le nuvole. Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, non dimenticare i popoli delle tende. Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, coloro che non trovano un posto dove dormire. Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio. Carta d’identità Prendi nota sono arabo carta di identità numero 50.000 bambini otto un altro nascerà l’estate prossima. Ti secca? Prendi nota sono arabo taglio pietre alla cava spacco pietre per i miei figli per il pane, i vestiti, i libri solo per loro non verrò mai a mendicare alla tua porta. Ti secca? Prendi nota sono arabo mi chiamo arabo non ho altro nome sto fermo dove ogni altra cosa trema di rabbia ho messo radici qui prima ancora degli ulivi e dei cedri discendo da quelli che spingevano l’aratro mio padre era povero contadino senza terra né titoli la mia casa una capanna di sterco. Ti fa invidia? Prendi nota sono arabo capelli neri occhi scuri segni particolari fame atavica il mio cibo olio e origano quando c’è ma ho imparato a cucinarmi anche i serpenti del deserto il mio indirizzo un villaggio non segnato sulla mappa con strade senza nome, senza luce ma gli uomini della cava amano il comunismo. Prendi nota sono arabo e comunista Ti dà fastidio? Hai rubato le mie vigne e la terra che avevo da dissodare non hai lasciato nulla per i miei figli soltanto i sassi e ho sentito che il tuo governo esproprierà anche i sassi ebbene allora prendi nota che prima di tutto non odio nessuno e neppure rubo ma quando mi affamano mangio la carne del mio oppressore attento alla mia fame, attento alla mia rabbia. Potete legarmi mani e piedi Potete legarmi mani e piedi togliermi il quaderno e le sigarette riempirmi la bocca di terra: la poesia è sangue del mio cuore vivo sale del mio pane, luce nei miei occhi. Sarà scritta con le unghie, lo sguardo e il ferro, la canterò nella cella della mia prigione, al bagno, nella stalla, sotto la sferza, tra i ceppi nello spasimo delle catene. Ho dentro di me un milione d’usignoli Per cantare la mia canzone di lotta.

lastampa.it

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