La generazione Bim Bum Bam

Ciascuna generazione novecentesca ha avuto le sue simbologie, e si porta dietro i propri tormentoni. Ci sono stati i «Ragazzi del ’99» (inteso come Milleottocento), che combatterono la prima guerra mondiale. Oppure i figli dei fiori, cresciuti, negli Anni 60, sotto il Flower Power, tra canne e mobilitazione politica. C’è stata poi la cosiddetta «meglio gioventù», e oggi abbiamo gli esponenti della «generazione Bim Bum Bam», come ci racconta il libro di Alessandro Aresu, i figli degli Anni 80-90, quelli cresciuti a pane e cartoni animati, il cui immaginario è stato occupato manu militari dalla tv commerciale. Come dire, da Martin Luther King e Jfk a Mila e Shiro e Uan, il pupazzo rosa. Vale a dire, la versione per bambini e ragazzi dell’edonismo reaganiano, l’educazione sentimentale a una vita futura all’insegna dell’allegro disimpegno e del riflusso nel privato. Dai padri fondatori della Repubblica, come ci dice Aresu (classe ‘83, e dunque pienamente parte in causa), siamo passati a legioni di eterni adolescenti e di afflitti dalla «sindrome di Peter Pan», che rifuggono persino dalla modica quantità di responsabilità. Anche se non tutti, per carità (e per fortuna). Insomma, i «sempre giovani» che, quando provano a imporsi sulla scena pubblica, trovano le porte rigidamente sbarrate e subiscono la sottovalutazione di una gerontocrazia che non vuole mollare. Si sa, la rivoluzione non è un pranzo di gala, come hanno insegnato i conflitti generazionali del passato, e quindi è difficile pensare di ottenere facilmente e serenamente un posto a tavola avendo sostituito «L’Internazionale» con le strofe di Cristina D’Avena e dopo essere stati cloroformizzati da «Batroberto» e «Perry Nason». E vivendo, per di più, negli anni della Grande crisi economica, orfani di qualunque speranza di miracolo italiano. Tuttavia, la speranza è l’ultima a morire, e (più) di qualche freccia nel proprio arco ce l’ha persino la generazione Bim Bum Bam. A tenere accese le stelle ci pensano le storie di alcuni giovani imprenditori che hanno avuto idee originali e vincenti. E, diventate remotissime le possibilità della scalata al cielo e della presa del Palazzo d’Inverno, c’è comunque chi prova a rottamare, più o meno dichiaratamente, una delle classi politiche più longeve e proterve del mondo occidentale. E, poi, scusate se è poco, si fa strada una modalità, molto generazionale, di affrontare argomenti seri, serissimi, con quel pizzico di ironia che i predecessori troverebbero di sicuro troppo dissacrante. Ma per riuscirci bisogna proprio essere passati per «Bim Bum Bam», ed essersi fatti un po’ di anticorpi.

L’articolo completo e gli approfondimenti sono disponibili all’indirizzo: http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=9708&ID_blog=25&ID_sezione=29

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