Il rappresentante d’istituto oggi…

31 Maggio 1974: viene emanato il DPR (decreto del Presidente della Repubblica) n.416. Si istituisce il Consiglio d’istituto: organo collegiale formato dalle varie componenti interne alla scuola, tra cui quella degli studenti. Viene creata la figura del rappresentante d’istituto e con essa legittimato anche il concreto esercizio democratico dell’Assemblea degli studenti. Grande traguardo per i ragazzi del tempo. Si ha la possibilità di discutere apertamente dei problemi della scuola e, tramite il Consiglio, poter concretamente avanzare proposte per migliorare la vita dello studente.

Oggi i tempi sono cambiati. Le assemblee d’istituto sono ormai considerate una perdita di tempo, probabilmente sono tanto attese semplicemente per poter perdere un po’ di scuola. Prima venivano sfruttate per provare a parlare di problemi, oggi bene o male vengono usate per intrattenere gli studenti. Si prova a discutere di temi di un certo livello, ma quasi sempre si sfocia in un clima di noia e disinteresse. Perché non si passano ore a dibattere sulla scuola? Magari si è arrivati a un punto in cui i problemi sono terminati, o forse sono semplicemente troppo grandi per essere visti. Quando si prova ad avere un dialogo in assemblea, spesso e volentieri si finisce per fare baldoria, si iniziano a fare mille critiche, per poi arrivare al niente.

Quella di oggi viene chiamata società liquida.  Con questo termine Bauman intendeva rappresentare la nostra società proteiforme: la caratteristica principale dei fluidi è infatti quella di prendere la stessa forma del contenitore in cui essi sono presenti. I ragazzi d’oggi sono  così, si adattano. Può accadere più o meno tutto, ma quasi tutti rimarranno impassibili, lasciandosi trasportare dal flusso degli avvenimenti senza provare a navigare contro corrente. C’è nell’aria un relativismo ormai assoluto che distoglie dai grandi valori. Non si combatte più. Dai grandi animi rivoluzionari dei nostri padri (gli stessi che hanno lottato per ottenere figure come il rappresentante d’istituto) si è arrivati agli animi a dir poco nichilistici delle nuove generazioni. Non c’è più interesse e non c’è più partecipazione. Perché sono sempre meno le persone capaci di mettersi in gioco per rappresentare i propri compagni? Tra amici capita di discutere della scuola, criticandola, insultandola…ma perché non si pensa come agire?

D’altra parte non si può non considerare il problema della scarsa “mobilità” che il rappresentante d’istituto va ad ottenere oggi. Se qualcuno prova ad agire, si trova spesso contro tante forze che lo frenano. Giorno dopo giorno il rappresentante diventa una figura dal “potere” sempre minore. Il suo officio sembrerebbe essere ormai solo quello di organizzare il ballo della scuola. Si sottovaluta l’importanza di questa figura e purtroppo ci si inizia seriamente a chiedere se sia davvero utile la sua presenza.

La verità è triste, ma è questa. Il problema di fondo sta nell’animo delle nuove generazioni. Possiamo lamentarci, ma difficilmente si riuscirà a cambiare qualcosa. La soluzione sta nell’accettare questa realtà? Del resto questo articolo forse non sarà letto da alcuno studente…

Luigi Di Matteo

7 Commenti

  1. Milena

    Articolo molto interessante che ha attirato la mia attenzione e per questo voglio lasciare un commento.
    Non credo che ciò che manchi alle nuove generazioni sia l’interesse. L’interesse c’è, ed è anche molto forte a volte. Manca il coraggio però. Nascondiamo i nostri ideali, i nostri valori, le nostre idee e i nostri obbiettivi nelle 4 pareti della nostra camera e quando usciamo li dimentichiamo lì apposta. Mi è piaciuto molto il collegamento con la “società liquida” perché in effetti è così che siamo fuori: ci adattiamo al gruppo, ci mimetizziamo dietro alla nuova moda dell’essere anticonformisti la quale diventa però essa stessa conformismo. Ma il problema secondo me sta alla base: nell’animo umano (perlomeno contemporaneo) alberga una cattiveria mischiata a un profondo disinteresse nei confronti dell’ opinione altrui che è spaventosa. Nessuno osa più aprire bocca per dire qualcosa che vada contro corrente, nessuno osa salire su un palco per dire la sua perché viene massacrato, spesso senza neanche venire ascoltato attentamente. Coloro che salgono su un palco non vengono elogiati per la loro piccola-grande azione coraggiosa ma vengono più spesso criticati, derisi, condannati. Non c’è rispetto, non c’è dialogo, non c’è fiducia ma solo una sfrontatissima sicurezza di saper fare meglio senza però volerlo dimostrare o (sarebbe fantastico) insegnare. Non essere d’ accordo e discutere è naturale e giusto ma è troppo facile criticare e condannare invece che insegnare. Io non sono qui a portare una soluzione o alcun tipo di critica ma solo una riflessione su un articolo che mi ha fatto pensare e per questo ti faccio i miei complimenti, ma una cosa la so: non puoi aiutare gli altri a trovare il proprio coraggio con gli insulti e le critiche. Se tutti noi dessimo più fiducia e supporto a quelle piccole scintille di coraggio che vediamo ogni giorno invece di contribuire a spegnerle, forse il mondo inizierebbe a fare un passo in un’ altra direzione. Parliamo sempre delle “nuove generazioni” ma ci dimentichiamo troppo spesso che siamo noi a costituirle. Partiamo prima da noi stessi e proviamo poi a insegnare qualcosa agli altri. Tu l’hai fatto con questo articolo e hai già spinto me a trovare il coraggio per risponderti ed esprimere la mia. Non mi sembra male come inizio dell’inizio.

    1. Luigi Di Matteo

      Mi fa molto piacere che il mio articolo ti abbia portata a riflettere e scrivere, ti ringrazio dell’attenzione. Penso sia vero il fatto che per cambiare gli altri bisogni prima cambiare se stessi, è un concetto fondamentale. Il problema è che non è così semplice, può essere un inizio ma non può essere in sè la soluzione. Ti parlo in base alla mia esperienza da rappresentante d’istituto. Ho provato a cambiare alcune dinamiche (cambiando prima me stesso) ma non è stato per niente facile.
      Penso che il problema principale sia legato proprio al tuo discorso sui valori. I ragazzi di oggi (compreso me ovviamente) ce li hanno, ma solo nel privato; già a contatto con altri si adattano ad altri valori.
      È difficile essere se stessi, ma soprattutto capire chi si è realmente e in cosa si crede davvero. Ciò probabilmente per il fatto che questa generazione ha conosciuto la relatività dei valori; se si ha paura di rispettarli quando si esce di casa vuol dire che effettivamente non sono così forti e assoluti come si è sempre creduto. Siamo in un periodo di completa relatività, tutto è vero e niente è falso. Ciò spiega anche la tua osservazione sul disinteresse delle opinioni altrui; se tutto è relativo allora come si può capire chi ha davvero ragione nel momento in cui viene fatta una critica? È tutto molto vago e tutto troppo fluido, questo è. Non so se sia davvero così semplice insegnare.

      1. Milena

        Concordo pienamente con ciò che hai detto sul relativismo assoluto di questa società, che in effetti riscontro ogni giorno. Se non riusciamo piu a individuare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato allora perché continuiamo a vivere assieme? Potremmo semplicemente continuare per la nostra strada con i paraocchi e i tappi nelle orecchie (e sfortunatamente c’è chi limpari. Sinceramente non credo che esisteranno piu valori assoluti in cui credere come quelli in cui credevamo i nostri nonni ma se dobbiamo vivere in una società esageratamente relativistica allora sarebbe un’azione intelligente da fare quella di ascoltare l’altro: io ho una mia idea della realtà (e si ovviamente se è mia vuol dire che la ritengo alquanto veritiera) ma già ascoltando quello che hai da dire mi fa pensare e avere una visione diversa della quella che avevo in precedenza. Il confronto potrebbe consolidare le mie convinzioni, distruggere le mie oppure cambiare le tue. Nessuno potrà dire chi ha ragione e chi no, è vero, ma si tratta di un percorso di crescita personale, aldilà della ricerca assoluta della verità, si tratta di avere un minimo di apertura mentale. Quello che mi spaventa è che c’è poca voglia di migliorare se stessi (interiormente intendo), poca voglia di arricchirsi e quindi di confrontarsi, poca voglia semplicemente di pensare o fermarsi 2 secondi a leggere il tuo articolo e confrontarsi con qualcuno. Io non so tu con quante persone parli di cose serie come queste ma io ti giuro che lo faccio con poche perché non hanno la voglia di farlo. Troppo faticoso? Troppo difficile? Secondo me il motivo è che non vedono nulla da vincere. “Il premio della virtù è la virtù” diceva Emerson. Un premio non da poco riflettendoci. Difficile da applicare ovviamente e (lo dico apertamente) sono anche io una di quelle che segue la massa, usa i social ecc… Però ci provo e so che non posso perdere con questo tipo di percorso. O vinci o impari. Mi piacerebbe che la gente capisse questo. E devo dire che tu l’anno scorso come rappresentante d’istituto ci sei anche riuscito. L’assemblea degli artisti è stata meravigliosa, ho visto voglia di mettersi in gioco, voglia di far vedere chi si è e cosa si è in grado di fare, ma sopratutto interesse reale (non di tutti ovviamente ma è già qualcosa) da parte degli spettatori che erano lì a bocca aperta ma a occhi chiusi per immergersi in quella bellezza che è la musica. È stata una delle assemblee più belle in cui ho visto un minimo di unione, rispetto e fiducia. Bellissimo semplicemente.

        1. Luigi Di Matteo

          Mi fa molto molto piacere sapere che almeno una persona abbia capito il vero significato dell’Assemblea degli Artisti. L’intento era proprio quello; tramite la musica, e in generale l’arte, riuscire a cogliere e valorizzare le piccole scintille di interesse e personalità. Nel mio piccolo ho sempre visto questa assemblea come una soluzione, o almeno come un grande inizio. Per come è strutturata ha proprio l’intento di cambiare la situazione attuale per provare a smuovere e catturare sempre più ragazzi.
          Come dici tu ognuno nel suo piccolo deve cercare di fare qualcosa, agire per portare un insegnamento agli altri; cercare di fare la differenza. Sono sicuro che così facendo qualcuno (anche poche persone magari) percepirà e imparerà. A sua volta cercherà di agire in qualche modo.
          Concordo con te sul fatto che bisognerebbe essere aperti agli insegnamenti, riuscendo a cogliere però cio che c’è di buono nelle altre persone.
          Concretamente parlando spero qualcuno riuscirà a cogliere tutto ciò, proponendo quindi anche negli anni successivi la mia assemblea. Ti ringrazio.

  2. Darkside

    Nessuno se ne interessa perché un rappresentante d’istituto non puó fare un cazzo, se per caso avesse buone idee viene demolito. E comunque questa carica viene vinta da chi é più popolare e non da chi merita davvero

    1. Luigi Di Matteo

      Pensi sia possibile dimostrare in un’ora di presentazione chi davvero merita di essere eletto come rappresentante d’istututo? Magari il problema del “rappresentante popolare” sta in questo

  3. Mariagrazia

    Io da studente sono pienamente d’accordo con tutto quello che hai scritto e spero che anche i miei coetanei aprano gli occhi e sfruttino queste assemblee per risolvere i veri problemi

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