Le parole sono come sassi. Poesie di Caterina Moro

Proponiamo alcune poesie di Caterina Moro, classe IVCc. Le poesie di Caterina parlano di oggetti tangibili, esprimendo concetti chiari e puliti, che rimandano ad emozioni concrete. Tuttavia, al contrario di quanto aveva sperimentato ad esempio il poeta Stefano Dal Bianco in alcune poesie di Ritorno a Planaval (Poesia che ha bisogno di un gesto), in cui la preoccupazione del poeta è che l’oggetto comunicato raggiunga il lettore superando intatto i filtri della parola, nella poesia di Caterina la prospettiva è ribaltata: è la parola stessa che fiorisce nell’oggetto, infondendogli un compiaciuto significato letterario. Il suono del verso è curato, il significante si confonde col significato. L’eco della narrazione passa agilmente dal piano oggettivo ad uno più soggettivo, inserendo sempre fra i versi una dose di incertezza o ambiguità, come testimonia anche l'(ab)uso delle parentesi, che ricorda da vicino quello di Giorgio Caproni, ritrovando, come anche il grande poeta, solo nel …

Michelle Dassi, poesie

Il Gruppo Poesia del Leomajor propone alcune poesie di una ragazza del nostro liceo, Michelle Dassi (III Cu). Delle sue poesie ci sono piaciuti diversi aspetti, tra i quali la vivida fluidità delle immagini che suggeriscono al lettore un contenuto “Altro”, e rimandano ad un luogo indefinito ma al tempo stesso chiaramente percepibile di introspezione sentimentale. La solitudine, a nostro parere elemento centrale della produzione poetica in quanto costante della vita umana, si affaccia fra i versi con estrema delicatezza, quasi in punta di piedi. Questa caratteristica, sottolineata dall’andamento pacato e disteso della poesia, trova la sua antitesi nella scientificità assolutamente delocalizzata di alcuni termini (“emisfero destro”, “masochista natura”, “girone secondo”,…) che hanno l’effetto di aumentare la definizione e la precisione della parola poetica, troppo spesso offuscata dalla vaghezza che rischia l’effetto di allontanare il lettore dalla poesia facendo del linguaggio scudo anziché veicolo di trasmissione. (Andrea Cozzarini)   L’inestimabile valore …

“Una donna di plastica” di Caterina Moro

Chiusi gli occhi e sognai sognai una donna plasmata dal tempo sognai una donna dal sorriso perenne sognai una donna con gli occhi chiusi occhi serrati cuciti nascosti celati negati allo sguardo sottratti: una tenda sospesa sopra l’anima per non mostrarne l’assenza pensai che era una donna di plastica un involucro vuoto che sopravvive perché la sua anima non s’incrina non si spezza non si spacca una donna di plastica a volte si taglia e quando si taglia non sanguina non strepita non muore ma cambia perché chiunque la piega e la plasma pensai che se fosse una donna di carne si farebbe più male perché la carne non si trasforma ma si lacera si morde si graffia pensai che se fosse una donna di carne vivrebbe somigliando a una donna di plastica spasimando una tregua alla lotta con la sua anima che poi è la sola cosa che la …

Nacque una volta / un fiore (Alessandro Stoppa)

Nacque una volta un fiore. Era quasi rosso, di luce debole; di luce intrusa, in una grotta. Gli chiesi poi: “Come hai fatto, a dargli vita?” “No, affatto. Io, solo l’ho accudito. Qui, nel profondo tutto può esistere.” E così anche, quando la fioca luce scomparve, con essa, i petali. Alessandro Stoppa La poesia di Alessandro ci suggerisce molte tematiche su cui riflettere o, più semplicemente, conduce ad una contemplazione che rinnova in noi la Meraviglia. In un tempo remoto, o forse in questo momento, in una grotta sta sorgendo un fiore: un’anima legata alla luce costante, che da sé emana un alone portatore di vita non abbastanza denso di fotoni; l’impressione è perfettamente espressa col contrasto del colore rosso e la fioca luminosità, ospite in una grotta che concede l’esistenza. L’incertezza, l’ingannevolezza dei sensi e della percezione di dimensioni creano una condizione di instabilità nell’Uomo, ma in cui egli …

Heaney al gruppo poesia. Prossimo incontro “Carne e plastica” 7 novembre – 14.15

Negli ultimi tempi, con l’accelerare del progresso tecnologico, ci stiamo forse allontanando dal rapporto che un tempo intercorreva stretto tra noi uomini e la terra? Cos’era, o meglio, cos’è questa relazione che lega indissolubilmente l’essere umano alla terra? Questa parola è intesa come natura, ambiente, ma anche come terreno, sporco, lavoro. Da questa riflessione è nato il secondo incontro del Gruppo Poesia Leomajor, tenutosi martedì 18 ottobre presso la Biblioteca scolastica della Sede Centrale del nostro liceo. Abbiamo iniziato il dibattito leggendo “Scavando” di Séamus Heaney, che riportiamo qui:   Tra il mio pollice e l’indice sta la comoda penna, salda come una rivoltella. Sotto la finestra, un suono chiaro e graffiante all’affondare della vanga nel terreno ghiaioso: è mio padre che scava. Guardo dabbasso finché la sua schiena piegata tra le aiuole non si china e si rialza come vent’anni fa ritmicamente tra i solchi di patate dove andava …

Memoria di un dentifricio

Nonostante tu abbia in mano niente di più che uno spazzolino da denti e un dentifricio, questi ti ricordano qualcosa del passato e ti proiettano anche su riflessioni profonde. Quella freschezza della sera mi rianima la memoria. Il momento meno voluto dai bambini, ma per me non era lo stesso. Quel momento, per me, significava dare un punto e virgola alla vita e sorriderle, perché posso guardarla. Alessio Palloni (3Eu) La poesia, scritta durante il primo incontro del Gruppo di Poesia del Leomajor, ha come tema imposto dall’esercizio un oggetto, in questo caso il dentifricio. Alessio combina un tono semplice e scarno a riflessioni e spunti interessanti e non banali. L’allitterazione dei primi versi rimanda ad un’atmosfera familiare, casalinga, una scena di vissuto che il ricordo cambia in meglio, in contrasto con l’oggetto foriero di emozioni, che possiamo quasi sentire sulla pelle grazie all’efficacia espressiva del primo verso. Il momento …