Norwegian Wood è un romanzo triste e malinconico, che spesso si colora di tinte nostalgiche, come fa presagire il titolo che rimanda a una famosa canzone dei Beatles le cui note rispecchiano alla perfezione l’atmosfera rarefatta e malinconica che pervade le pagine del libro, intrise di rimpianto, nostalgia e qualcosa di ineffabile che il lettore non riesce mai a cogliere fino in fondo, pur rimanendone fortemente impressionato. Ma prima di poter anche solo accennare a questo romanzo bisogna fare qualche passo indietro, mettersi comodi e cambiare la propria mentalità, perché per comprendere la storia fino in fondo ci si deve “staccare”, in qualche modo, dalla filosofia occidentale per la quale molti degli argomenti affrontati sono tabù. In caso contrario si potrebbe rimanere sconvolti da come vengono trattati argomenti importanti come le malattie mentali e la depressione, descritti in modo diretto ma allo stesso tempo non morboso e riuscendo ugualmente a comunicare tutta la loro drammaticità.

Il protagonista del romanzo, Toru Watanabe, al contrario degli altri personaggi, sembra muoversi su un filo che collega la vita alla morte, incapace di decidere se proseguire il suo percorso o lasciarsi andare. I dubbi, le insicurezze e la paura di commettere errori rendono Toru estremamente umano. Sono molti gli aspetti del suo modo di essere che rimangono particolarmente impressi: il suo rifugiarsi nei libri, la sua estraneità al mondo che lo rende al tempo stesso acuto osservatore ed emarginato, il suo cercare sempre di sminuirsi per non mettersi in gioco. È un’anima fragile, scossa dalla paura e dai sensi di colpa, che tenta di non rimanerne soffocato e al tempo stesso ne resta ancorato. Questo suo fermento interiore si accorda perfettamente con il periodo che fa da sfondo al romanzo, ovvero la fine degli anni ’60, anni caratterizzati da rivolte studentesche e sociali, in netto contrasto con la sua apparente indolenza e noncuranza.

Toru Watanabe aveva 17 anni quando la morte è entrata nella sua vita per la prima volta, portandogli via uno degli amici, Kizuki, a lui più cari e gettandolo in una sorta di limbo, fatto di monotonia e abitudini, dal quale non riesce (o non vuole) staccarsi. Dopo un paio d’anni dalla perdita incontra casualmente Naoko, la fidanzata del suo amico suicida. Le parole non dette, i ricordi dimenticati e i silenzi, scandiscono gli incontri tra lui e la ragazza, allontanandoli e allo stesso tempo unendoli nel dolore di quell’esperienza passata, ma mai finita. Però, mentre Toru si è rifugiato in una vita senza emozioni, dove solo il sesso occasionale, seppur contrario al suo senso morale, sembra donargli quell’affetto e quel conforto che cerca, il dolore di Naoko è più profondo, le ha corrotto l’anima e la mente, l’ha resa fragile in ogni senso possibile. Naoko cerca con difficoltà di combattere i fantasmi che la tormentano, rifugiandosi in cliniche e ospedali, mentre Toru continua ad amarla e attenderla nella sua apparente apatia; fino a quando non incontra Midori, una ragazza dall’aspetto buffo, poco giapponese e dalla irruente vivacità che gli entra lentamente, ma profondamente, nel cuore. Toru deve fare, quindi, una scelta, rimanere fedele al passato, a una certezza, o rischiare, gettandosi incontro al futuro e lasciandosi tutto il resto alle spalle.

Sono molti gli argomenti “forti” di cui si parla in Norwegian Wood: depressione, malattia mentale, solitudine, emarginazione, suicidio, sessualità, pregiudizio. Murakami riesce a farli diventare un tutt’uno con la vita che scorre e cambia, quasi a dimostrazione che le sofferenze sono uno dei tanti aspetti della vita quotidiana. Anche le due donne che affiancano Toru sono simbolo di questa alternanza tra vita e morte. Naoko, con il suo malessere, i suoi tormenti e la sua incapacità di lasciarsi andare, sembra rappresentare la parte più oscura. Midori, al contrario, è l’emblema della vitalità col suo essere sempre imprevedibile, sorprendente e ironica. Seguendo la falsariga di quello che può essere definito a tutti gli effetti un romanzo di formazione, Murakami Haruki scava nell’animo del protagonista, Toru, dando però sempre l’impressione di restare in superficie, lieve e spontaneo come la sua scrittura. Eppure non potrebbe andare più in profondità di così, perché l’animo del giovane studente è in fondo anche il nostro, i suoi tormenti sono i nostri, così come l’incapacità di capire gli altri, perfino gli esseri che più amiamo al mondo, e stabilire un contatto profondo con loro. L’impossibilità di comunicare stati d’animo che noi stessi fatichiamo a comprendere e a districare e infine gli errori, le centinaia di errori che inevitabilmente ci condurranno sul sentiero della maturità, facendoci chiedere se diventare adulti in fondo non significhi soltanto rinunciare ai nostri sogni, agli ideali e a tutto ciò per cui pensavamo valesse la pena combattere.

Norwegian Wood è un romanzo che inizialmente potrebbe fuorviare con la sua apparente semplicità. Dalle prime pagine può sembrare una sorta di diario in cui la quotidianità viene descritta in ogni singolo dettaglio, a prima vista superfluo, ma che in realtà permette al lettore di comprendere le varie sfaccettature dell’animo umano. Addentrandosi nella lettura invece si capisce che non è una semplice descrizione della vita di un qualsiasi individuo, o meglio, lo è, ma il modo in cui viene descritta è tutto fuorché normale. In alcuni momenti sembra che lo spazio per i turbamenti e i sentimenti sia minimo, che gli avvenimenti, seppure così dolorosi, siano trattati quasi con disinteresse; invece lo stile narrativo adottato da Murakami, con un ritmo lentissimo, in certi momenti quasi monotono, è ciò che comunica pienamente quel senso di malinconica rassegnazione che identifica il protagonista, quel legame che collega vita e morte in un ciclo continuo e perenne.

Non è un romanzo allegro, né facile, probabilmente non sono riuscita a comprendere molti dei punti focali della storia, è complesso e in certi punti le descrizioni possono sembrare noiose perché molto lunghe e lente, ma, a mio avviso, è un romanzo tristemente stupendo.

Frasi preferite:

“La morte non è qualcosa di opposto ma di intrinseco alla vita.” (pagina 349, righe 23-24)

“Eravamo vivi, e l’unica cosa a cui dovevamo pensare era continuare a vivere.” (pagina 373, righe 11-13)

Tutte le citazioni sono tratte dal libro Norwegian Wood di Haruki Murakami pubblicato da Einaudi nel 2013 e tradotto da Giorgio Amitrano.

Luna Franco

One thought on “In bilico tra vita e morte: “Norwegian Wood” di Murakami Haruki (Luna Franco)

  1. Ciao, interessante la tua recensione su questo romanzo, ma in altre recensioni ho letto che è un romanzo che si apprezza sopratutto leggendolo da adolescenti, secondo te è rivolto a tutti o sopratutto agli adolescenti?

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