PROGETTO AFRICA
"KUNA MATATU" - "KUNA SHULE"
Testi a cura del Professor Paolo Venti
<< In Kenya ci sono scuole di terra, di lamiera, di frasche, le abbiamo viste.
Ci sono scuole dove la lavagna è un pezzo di legno dipinto di nero, l'abbiamo toccato.
Ci sono scuole in cui quattro classi convivono in una sola stanza, le abbiamo conosciute.
In molte scuole non ci sono libri di testo, le penne e i quaderni sono merce rara.
Nelle scuole di Kibera o ti siedi sulla panca o ti inginocchi per terra e ci scrivi sopra.
Nella baraccopoli di Mathare i bambini fanno ricreazione nell'immondizia, li abbiamo fotografati.
Però in Kenya si studia lo stesso, si impara con niente quel po' che si riesce,
per venirne fuori in qualche modo. La scuola serve a venirne fuori,
questa è la cosa che ci hanno ripetuto,
da qui viene il loro bisogno di restare in contatto, di comunicare.
E allora la nostra scuola è andata in Kenya a portare qualcosa
ma soprattutto ad imparare qualcosa. Che dietro a tutto c'è l'urgenza della vita,
se è vero che insegnare e imparare è un istinto
che agli umani non passa nemmeno nelle condizioni peggiori >>.
Il progetto Kuna Matatu è nato in collaborazione fra Oikos e la nostra scuola allo scopo di fornire alla Hope International School di Nairobi un pulmino, un "matatu" come lo chiamano in Africa, per portare a scuola i ragazzi che vivono alla periferia della città (guarda il video su YouTube).
La Hope International School è una scuola per rifugiati da Rwanda, Burundi e Congo, la maggior parte dei quali non ha famiglia e non usufruisce di alcun aiuto.
Quest'anno intendiamo avviare altre iniziative di condivisione e di aiuto concreto alla HIS. Vorremmo che ci fossero ulteriori scambi di alunni e insegnanti e che l’attenzione di tutta la scuola fosse in qualche modo rivolta all’Africa, per farci attenti alle grandi risorse umane e culturali di quei popoli (“Si può far del bene solo alle persone che si conoscono”) e rivedere il nostro stile di vita.
<< Stanotte si parte per il Kenya. Ho la casa piena di borse e borsone perché dodici giorni a Nairobi sono abbastanza e ho tante cose da portare: il computer portatile, la videocamera, le scarpe (quali andranno bene nella savana? quali in una bidonville? che clima fa lì?). [...] E' una scuola speciale, la Hope School, una scuola di rifugiati dal Ruanda e dal Burundi, una scuola in cui gli studenti spesso hanno perso i genitori negli sconti etnici di qualche anno fa. Come diavolo si farà scuola a Nairobi, in una scuola come questa che non ci sarà voluta troppa fantasia a chiamare Hope School, scuola della Speranza? Andiamo a vedere questo, in sostanza, con tutti i timori e gli entusiasmi che si possono immaginare... >>.
Per continuare a leggere il resoconto del viaggio che la nostra scuola ha compiuto a Nairobi (13-23 ottobre 2008) e per visualizzare altre immagini, vai al sito curato dal Professor Paolo Venti.
